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L'intero cielo
la distanza dal tutto
che sta nell'occhio
...Il pensiero di una mente pura è pura intuizione...
...so di aver vissuto in altre epoche ed altri luoghi, e che la mia anima ha vagato nelle ere percorrendo luminosi cammini ed oscure regioni...
...La vita è un mistero, un gioco, un cammino che non finisce mai, una scoperta continua, ricca di imprevisti, di curve e drizzoni, ponti e abissi, schianti rimbombi frastuoni e silenzi profondi... e la meta da raggiungere, che è in noi, sta nel viaggio stesso...e imparare a vivere è, a ben vedere, imparare l'arte del viaggiare...
...penso che una vera arte debba essere puro e semplice diletto per il corpo e per lo spirito, affrancata da logiche commerciali, libera espressione di ciò che affiora fra le pieghe dei pensieri e delle suggestioni, senza alcuno scopo se non il piacere di fare, sperimentare, creare. Credo che l'arte sia sognare, perdersi, gioire (essenzialmente vivere) e che niente sia più auspicabile del dilettantismo, proprio perchè ogni forma espressiva deve prima di tutto essere puro e semplice diletto, trovando in se stessa e nel piacere che può offrire unico scopo e fine. Credo che ogni forma di specializzazione porti ad un inaridimento dell'anima, ad una limitazione delle possibilità che ognuno ha dentro di se...credo nella varietà, nella ricchezza e nella multiformità dell'animo umano e nella necessità di portare a compimento la missione più importante: diventare chi siamo...
Niente, a questo mondo, è paragonabile a qualcos'altro. Ogni essere, ogni evento, è perfetto nella sua unicità, nel suo grado di possibilità e nei suoi limiti.
...penso che ogni forma di religione o di credo debba condurre alla consapevolezza di se, e che il modo per arrivarci sia, al di là di tutto, la meditazione...
Due libri sono la vita e la morte. Il primo ha titolo "Domande senza risposta". Il secondo "Risposte senza domanda". Avrei voluto scrivere l'uno e leggere l'altro.
Non ci sarebbero problemi se le persone non volessero ad ogni costo imporre alla realtà quello che essi pensano che dovrebbe essere reale. Lo fanno filtrando la realtà e dandole una forma socialmente adatta ma poco o per niente conforme ai loro sentimenti più profondi. Questo accade per ignoranza e per paura. Molte persone preferiscono una vita adeguata ma irreale, se si intende per realtà quella del cuore, del sentimento. Se per realtà si intende avere un buon posto di lavoro, una buona posizione sociale, una famiglia e tutto il resto e se si segue questa idea pur non essendo consapevoli di noi stessi e di quella che è la nostra vera natura, si rischia di vivere una vita non nostra. Si può fare. Anzi, siamo incoraggiati continuamente a farlo. Ma questo non ci può portare alle profondità che potremmo raggiungere. In realtà, siamo esseri in fuga continua da noi stessi.
...il processo verso la consapevolezza è un investimento in perdita...e la realizzazione più importante è che non c'è niente da realizzare..."Non ottenni nulla dalla suprema, perfetta illuminazione. E proprio per questo viene chiamata suprema, perfetta illuminazione"(Buddha)... investire in perdita significa abbandonare tutto ciò che non è la nostra reale natura...
... si è liberi quando si accetta totalmente tutto. Mentre si è schiavi di tutto ciò che rifiutiamo...così come siamo schiavi dei nostri giudizi e delle nostre convinzioni...
Tutto le volte che ti dici "NON POSSO farlo", sostituiscilo con "NON VOGLIO farlo". Sarai più onesto con te stesso e con gli altri e riacquisirai il controllo della tua forza...
...Tutto quello che fai o faresti per la persona di cui sei innamorato, fallo anche per te stesso...getterai le fondamenta di un amore grande e duraturo...
...si può imparare una gran quantità di cose, ma non l'intelligenza...
...il mondo è fatto per metà di persone che non sanno ascoltare, e per metà di persone che farebbero meglio a non parlare...
...la verità, come la bellezza, non può essere che semplice...
...C'è una cosa che nemmeno Dio può fare: contentare tutti...quindi non aspettartelo dagli altri e da te stesso...
...impara ad arrenderti a ciò che è. La tua parola d'ordine sia "mi arrendo" in modo incondizionato alla vita...
“non essere un assegnatore di nomi, non essere un propugnatore di imprese. Non badare alla perdita e al guadagno, ma dai fondo a tutto ciò che il cielo ti offre. Con lo sguardo contieni l’infinito. Sii soltanto vuoto”(Chuang Tzu)
...solo ciò che è vivo può cambiare...
...danza quando hai voglia...fino all'estasi senza fermarti...raccogli sassi sulla spiaggia della vita...qualcuno mettilo da parte...un giorno ti servirà...altri usali per giocare ed inventare forme...Respira col mare...lascia che tutto sia un tornare a te stesso...Non aspettare il momento giusto per sognare...perchè i sogni sono i semi piantati nel giardino della vita...Non giudicare quello che ti sta intorno...tutto ha in sè un motivo di essere...e ciò che sembra senza ordine fa solo parte di un ordine più grande...Danza quando hai voglia...fino all'estasi senza fermarti...nel caos trovi tutto a suo posto...Ricorda che la vita è mistero...non prenderti troppo sul serio...quello che dici è gia stato detto e dimenticato molte volte...Vivi come se fossi eternamente innamorato, di te stesso e del mondo...il valore dell'esistenza sta nell'esistere, non nel conformarsi ai nostri modelli o nel corrispondere alle nostre aspettative...Danza quando hai voglia...danza fino all'estasi senza fermarti...fino a che le pupille siano vortici bianchi...e che siano i palpiti frenetici dei tuoi nervi, lo scorrere impetuoso del tuo sangue, l'aggrovigliarsi incessante delle tue membra a dare il tempo alla tua vita...Fino allo scuotimento più profondo delle viscere...fino all'ultimo respiro...Ricorda che tutto ciò che ti accade è qualcosa che hai voluto te e che è li per farti crescere e capire qualcosa...E se ti scopri a dire a te stesso 'ormai', ricomincia a danzare nel fuoco...sciogliti nel rombo dei tamburi...fra le giravolte dei timpani selvaggi fatti sbranare dalla vita fino all'ultimo brandello...e sii comunque e sempre te stesso...chè mai più tornerà questo attimo...nè qualcuno morirà per te...Danza finchè puoi...con tutto te stesso...fintanto la schiena grondi tremante...e il ventre schianti in continui sussulti...e il tuo corpo straripi di danza fino all'estasi...poi raccogliti nella fiamma...nel silenzio annientati ed entra nella tua luce...nei misteriosi luoghi della tua anima...lascia andare tutto quello che sai e che credi...arrenditi alla vita...perditi nel mistero...la vita è un gioco che trascende la mente...e mai più tornerà questo attimo...nè qualcuno vivrà per te...questo lo sai...
Dio è infinito in ogni cosa, in ogni manifestazione. Non è mai una parte in qualcosa. Perciò tutto può essere mezzo di illuminazione. Purchè sia vissuto totalmente.
Non cercare la verità in pagine morte scritte da altri. Non cercare la verità nelle sacre scritture. Fermati semplicemente, e segui cosa ti dicono le viscere. Il corpo sa meglio di chiunque altro cosa è bene per voi. Basta avere il coraggio di seguirlo. "Le vene e i muscoli son più affidabili di qualunque salmo"(Majakovskij)
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Dora
Il maestro arriva quando l’allievo è pronto. Arriva senza parole, senza cenni, senza pretese d’insegnare qualcosa. Senza pregiudizi, senza paure. Arriva soltanto. C’è. Proprio adesso. Eccolo. Mentre seduto sulla panchina penso a cosa mi sta accadendo, con lo sguardo lontano, un volontario conduce una sedia a rotelle con sopra una vecchietta ripiegata su se stessa, tonda e piccola più in piedi che a sedere. E’ consumata da qualcosa di indefinibile e tiene gli occhi serrati, quasi a costringere tutto il suo essere a rinunciare alla vista del mondo, rinuncia forzata dalla sua cecità, ma resa quasi un atto totale dell’intero corpo, come se ormai tutto il suo essere fosse annientato in un buio senza speranza alcuna e partecipasse ad un cosmico ripiegamento su se stesso, abbandonato alla completa fiducia del vuoto, alla completa indifferenza per le cose del mondo. In quella inevitabile tortura di un nero eterno ho letto e percepito come una serenità sconfinata, qualcosa che andava spontaneamente oltre quel corpo vizzo e ormai arreso, oltre quelle vecchie speranze ormai frantumate. Come se tutti i ricordi, i sogni di gioventù fossero sublimati nel fluire del tempo, lasciando una dolcezza ineffabile per ciò che non è stato e non è potuto essere. In quell’immagine mi è arrivato un monito, come se quella forma raggrinzita dalla vita mi dicesse con voce perentoria, gridando con ogni cellula “guardami…non perdere tempo. Se io avessi i tuoi anni…ora saprei cosa fare.” Questa fugace visione, priva di suoni e durata pochi secondi, mi ha insegnato cosa significa vivere. Il mio maestro, senza saperlo, mi ha trasmesso il frutto del dolore maturato nel silenzio, la saggezza della privazione, la tremenda forza della vita che fugge. Io ero pronto a questo. Altrimenti sarebbe stata un’immagine fra le altre, senza senso alcuno. Non rivedrò più il mio inconsapevole maestro. Ne sono quasi certo. E forse mi darebbe ben poco. Però lo porto con me. E questo è più importante.
Poi, un giorno, ho avuto modo di rivederla. Ho chiesto quale fosse il suo nome. Con indifferenza ed anche un pò di fretta per scaricare il fardello accasciato sulla sedia a rotelle, mi è stato risposto: "Dora".
(Io avrei allora voluto baciarla quella vecchina. Ho rivisto in un attimo tutta la sua vita, le sue corse nei campi, i suoi amori, la gioia dei suoi occhi giovani e speranzosi. Ho visto come se tutto questo venisse sotterrato con macigni di intolleranza. Che tristezza. Ma che gioia averla avuta come maestro. )
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E' molto difficile distinguere una fortezza da una prigione...e molti scambiano le prigioni che hanno costruito attorno alle proprie paure per fortezze che li riparano dagli attacchi del mondo. In effetti sono la stessa cosa. Ciò che ci protegge allo stesso tempo ci uccide. Ciò che ci da sicurezza allo stesso tempo ci toglie tutto. La fortezza e la prigione sono quindi la stessa cosa. Entrambe ci isolano dal mondo. Anche se nella prima ci entriamo volontariamente, per la nostra anima è una prigione. Ogni muro che innalziamo per proteggerci in realtà ci allontana dalla nostra natura.
Quando ero piccolo mi divertivo molto a progettare strane apparecchiature ottiche con cui poter sondare i misteri del cosmo. Ad esempio progettai un binocolo spettroscopico (era il periodo in cui mi interessavo delle teorie cosmologiche). Mi divertivo anche a giocare coi numeri, inventando ardite dimostrazioni ad astruse teorie. Soprattutto ero interessato alle teorie sull'infinito e ai paradossi legati a questo misterioso concetto. Ricordo la lettura di Cantor, affascinato dal transfinito. Osservavo le stelle, immaginavo galassie e nebulose colorate perdendomi nel sublime nero del cosmo. Il mio mondo era popolato di quasar, pulsar, nane bianche, buchi neri, materie oscure, galassie a spirale, ammassi e super-ammassi e via dicendo. E cercavo continuamente di trovare la Legge Unica che comprendesse le teorie quantistiche e quelle dei grandi numeri. Di una di queste mie teorie ricordo bene la conclusione, arrivata attraverso operazioni molto semplici. La legge a cui ero arrivato e che avevo dimostrato matematicamente era la seguente: - E' infinito tutto ciò che è uguale a se stesso-. Enunciazione degna delle più eleganti teorie matematiche, non trovate? Ho scoperto più tardi che tale legge non era altro che la Necessità Universale dell'Essere o, più misticamente, la perfezione dell'attimo presente. Tutto ciò che esiste è pieno dell'universo. E' tutto quello che c'è. E non può essere altrimenti, proprio per la natura dell'esistere. Ogni cosa è culmine di tutto il resto. Tutto è necessario, non in quanto 'doveva' essere così, ma in quanto 'è' proprio così.
Vidi più di ciò che posso dire e compresi più di ciò che vidi; poiché stavo vedendo in modo sacro le forme di tutte le cose nello spirito, e la forma di tutte le forme nel modo in cui devono vivere insieme in un solo essere. (Alce nero)
In realtà noi potremmo essere i sogni della metà di mondo che ora dorme. E viceversa. (detto da Niccolò a 6 anni!)
Quanti dei nostri rapporti sono dettati da amore disinteressato? Quante volte (sempre?) invece nascondiamo dietro la parola amore altre cose, come opportunismo, convenienza, comodità, sicurezza, bisogno?
La differenza fra l'essere consapevoli e non esserlo è la stessa che intercorre fra amare ed essere amorevoli, fra conoscere la carità ed essere caritatevoli. Nel primo caso viviamo l'essenza, nel secondo la forma, il risvolto sociale di una cosiddetta virtù. Nel primo caso saremo nella verità, nel secondo nella menzogna. Poichè chi prova amore non sempre è amorevole, e chi fa azioni caritatevoli non è detto che provi carità. La differenza è sostanziale, ma anche fattuale. In quanto se nell'amore possiamo trovare azioni amorevoli e nella Carità azioni caritatevoli, non è vero il contrario. Poichè entrambe i tipi di azione rispondono più ad una richiesta sociale che ad un impulso dell'anima. E come una persona può salvarti dalle acque sotto ricompensa, così può, per denaro, farti annegare. Per questo è preferibile avere accanto a sè una persona di fiducia, non mosso da interesse, invece di mille mercenari. Chi è pronto a lodarti con troppa facilità, con altrettanta leggerezza saprà disprezzarti. (La qual cosa, sia ben chiaro, deve importarci poco in entrambe i casi. Poichè noi sappiamo andare oltre le forme e le parole di convenienza)
Se ti bruci una prima volta è perchè sei inesperto. Se ti succede una seconda volta significa che sei un temerario. Se ti succede ancora significa che sei idiota.
Il corpo nasce cresce muore spontaneamente. Per questo il corpo è molto più vicino all'amore della mente. Per questo sa spontaneamente cosa è bene e male.
In qualunque situazione ti trovi, fermati e chiediti: "perchè ho VOLUTO questo?". C'è sempre una ragione per cui ci troviamo in una data situazione, o dobbiamo affrontare ripetutamente lo stesso problema. Siamo noi che lo vogliamo (anche se in modo inconscio) e, se scopriamo il motivo di questo, forse possiamo riuscire a cambiare. Se accettiamo il fatto che siamo noi i creatori della realtà, la finiremo di perdere tempo ed energia piangendosi addosso, ma anzi ritroveremo quel potere che naturalmente abbiamo dalla nascita e che ci è stato sottratto in mille modi facendoci credere che siamo vittime o del destino o di volontà trascendenti. Sicuramente ci sono forze che non possiamo conoscere o controllare, ma su una cosa abbiamo potere assoluto: noi possiamo decidere come porci interiormente di fronte a qualsiasi situazione, e se trarne profitto ed insegnamento oppure deprimerci e buttare via un'occasione di crescita. Noi possiamo decidere se sintonizzarci su una frequenza ad alte vibrazioni, positiva, oppure su una a basse vibrazioni. E' questo che fa la differenza fra avere una vita entusiasmante ed una vita opprimente. E, badate bene, questo ha poco a che vedere con le ricchezze materiali, con l'appartenere o meno ad una certa categoria di persone, con il possedere o meno gli status che la società considera spie di benessere. Noi siamo padroni della nostra condizione interiore. Il rischio, come spesso viene detto, è quello di rinchiudersi in una specie di solipsismo, di falsa indipendenza, di egoismo. Ma tutto questo ha poco a che vedere con la consapevolezza della nostra energia. Essere emotivamente indipendenti non significa essere freddi, non innamorarsi, non essere tristi, o non aver piacere dell'interazione con gli altri. Significa non essere mossi dal bisogno, ma dal piacere. Significa avere rapporti più veri, non di tipo 'commerciale', in cui io voglio da te o mi aspetto in cambio da te qualcosa. In cui mi aspetto che tu dipenda da me per qualcosa. Significa togliere agli altri il fardello dei nostri bisogni per poter dare veramente la nostra amicizia. Ma non vuole dire che non parlerò dei miei problemi con gli amici, che non ci sarà scambio di energia e pensiero. Soltanto che io sono centrato, la mia domanda di rapporto non proviene più dal mio spazio di "bisogno" ma dal mio spazio di "piacere" e "crescita". Vivrò i sentimenti in modo molto più intenso, perchè non ne avrò paura. Non ci saranno filtri fra quello che sento e quello che faccio. Sarò spontaneo. Ci sarà abbastanza spazio in me da contenere la gioia come la tristezza, l'estasi come la disperazione. Il mio rapporto con gli altri non sarà più un tentativo di controllo, ma un piacere di condividere. Esisterà davvero l'altro, non tanto come mio bisogno egoistico di essere "altruista", ma come essere con cui dividere l'esistenza. Questo perchè non avrò bisogno di controllarti o che tu sia d'accordo con me per sentirmi bene. E' importante capire bene questa differenza. Altrimenti si rischia di confondere la consapevolezza con l'egoismo o con una falsa idea di indipendenza da tutto e tutti. Noi siamo comunque sempre legati a tutto il resto, e le nostre energie continuamente interagiscono con quelle del cosmo. Io rimango comunque un uomo, coi miei difetti, le mie debolezze, la mia voglia di amare ed essere amato. Ma tutto questo, per essere reale, cioè per rendermi veramente uomo, deve partire dal nucleo del mio essere. Deve completarsi in me, incontrando l'altro. La relazione più importante è con me stesso. Solo conoscendo profondamente me stesso ed accettandomi per quello che sono posso creare rapporti veri, perchè i miei passi non saranno mossi dalla paura (abbandono, solitudine, rifiuto) ma dal piacere (condivisione, scambio, gioco). I miei rapporti non saranno mossi dal bisogno (sicurezza, approvazione, contenimento, controllo, prendere) ma dall'amore (entusiasmo, gioia, vitalità, libertà, dare). Questa nostra libertà di essere quello che siamo darà agli altri la stessa libertà. Essere consapevoli, centrati, significa essenzialmente sapere dove siamo, pur rimanendo quelli di sempre. E questa visione di noi stessi ci aiuta a crescere, ad evolvere, a prendere coscienza della nostra essenza profonda, quella che si nasconde dietro le bugie che ci siamo inventati per sopravvivere. Non farà di noi dei supereroi, ma solo delle persone libere che possono veramente dare qualcosa agli altri. Per arrivare a questo dobbiamo solo renderci conto che siamo esattamente quello che vogliamo. Se siamo a questo punto è perchè l'abbiamo voluto, a prescindere dal tipo di esperienze che abbiamo avuto nell'infanzia e dopo. Quindi, in qualunque situazione ti trovi, fermati e chiediti: "perchè ho VOLUTO questo?".
Quando qualcuno ci dice qualcosa che ci fa innervosire o arrabbiare, prima di reagire dobbiamo chiederci: "Cosa è che mi fa veramente innervosire?" "Da dove proviene questa rabbia?". Vedremo che l'altro è solo un pretesto. La rabbia è dentro di noi da molto tempo, e faremmo quindi meglio a capire cosa sta succedendo in noi. Il nostro corpo reagirà immediatamente. Ma dobbiamo fare in modo di capire il "perchè" reale di questa reazione.
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Dov'è la differenza?
…fu allora che colui che io consideravo uno scienziato del massimo rispetto e del tutto attendibile, plurilaureato e di fama mondiale, nel bel mezzo di una discussione tutt’altro che leggera sulla struttura della materia, venne fuori con una domanda che mi lasciò esterrefatto. Non tanto per la domanda in sé, ma per il modo assolutamente serio della sua intenzione, accompagnata da gesti plateali come se stesse enunciando un alto principio matematico. “Secondo te, è più grande un atomo di idrogeno o la piramide di Giza?” Ovviamente feci finta, accennando un sorriso, di aver capito il trucco, cioè che si trattava di uno di quei quesiti che non richiedono una risposta logica ma che presuppongono, come i koan zen, l’attivazione di circuiti mentali legati alla sfera intuitiva, al cervello destro. Dovevo cioè mettere in moto, o solo portare alla luce liberandolo dai vincoli del pensiero razionale, una specie di stato mistico di grande sintesi in cui decade il ragionamento e prende vita la ‘visione’ immediata della realtà com’è, pura e semplice. Dovevo abbandonare le nozioni di cui la mia testa era fin troppo piena, le presupposizioni, i preconcetti, le teorie, l’immagine consueta del mondo che credevo di conoscere. Non so come, ma improvvisamente accadde che spazio-tempo, grande-piccolo, vero-falso risultarono ad un tempo concetti estremamente fluidi quanto reali. Come se fossero veri ad un certo livello di consapevolezza ed assolutamente inconsistenti ed illusori a livelli superiori. Entrai in uno stato di ineffabile intuizione in cui, seppur tutto confuso in immagini nebulose, appariva nondimeno tutto estremamente chiaro, cristallino. Sembrava che la mia mente fosse diventata un diamante sfaccettato, che proietta multiformi realtà di se stessa su un vuoto evanescente e luminosissimo. E tutte queste immagini, come Arjuna di fronte alla bocca spalancata di Krsna, apparivano contemporaneamente ed io potevo tranquillamente averne coscienza, sospeso su un abisso di indicibile energia. L’unica frase che ricorreva in me e che accompagnava questo fantasmagorico cosmo che si dispiegava sotto i miei occhi interiori, era questa: “Se vuoi vedere, devi dimenticare”. Sapevo esattamente cosa voleva dire questa frase. Se vuoi vedere la realtà, devi abbandonare te stesso, cioè ogni idea che ti sei fatto sulla realtà. Devi farti cavo, e lasciare risuonare in te il mistero. Ad un certo punto, quando ormai l’esigenza di rispondere alla domanda del mio amico era del tutto svanita, ebbi la vivida ed indubbia consapevolezza, o farei meglio a dire 'sensazione', di tutta l’esistenza, e mi affiorò dietro le labbra la risposta stessa “No, non c’è nessuna differenza fra l’atomo di idrogeno e la piramide di Giza. Nessuna supera in grandezza l’altra. Ogni limite, ogni differenza, dipende soltanto dalla limitatezza dei nostri sensi”. Tutto questo fluiva in me con una tale naturalezza... Avevo trovato la sorgente del Bene e del Male, il Motore Immobile. E tutto ciò non era da cercarsi poi tanto lontano... E mentre la risposta prendeva forma sulla mia retina spirituale, la mia bocca semiaperta doveva suscitare nel mio amico non poca ilarità, insieme a qualche dubbio sulle mie facoltà mentali. Tutto questo durò un attimo, infatti nel momento stesso in cui andava formulandosi una parvenza di discorso logicamente sensato, un forte battito di mani, accompagnato da un sorriso colmo di entusiasmo, mi riportò indietro, nella mia coscienza ordinaria. Clack!! “Ma certo…è così evidente!”.
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Il filosofo incontrò il poeta. "Poeta è colui, a mio avviso, che trasfigura l'idea in una metafora che sublima in realtà". Probabilmente ciò che distingue il filosofo dal poeta, è che l'uno ama cercare, l'altro ama trovare. Nel mistico i due processi coincidono, per cui ciò che cercano è già trovato nella ricerca stessa.
Ciò che sappiamo è ben poca cosa rispetto a ciò che possiamo.
In generale, qualsiasi cosa che abbia bisogno di essere insegnata, non vale la pena di essere imparata...
Quando chiediamo scusa a qualcuno per un torto che gli abbiamo fatto, non lo facciamo forse per sentirci meglio con noi stessi? La stessa cosa accade col perdono. In realtà spesso vogliamo soltanto toglierci di dosso un fardello, usando l'altra persona come pretesto. Questo è facilmente verificabile allorquando la persona con cui ci andiamo a scusare ci rimprovera nuovamente, e non vuole perdonarci. In questo caso il nostro ego si sentirà oltremodo offeso: "Ma come, io gli chiedo scusa, e lui si permette di accusarmi di nuovo del torto subito e non accetta le mie scuse?" La rabbia che proveremo sarà la prova che la nostra richiesta di scuse era solo un tentativo di autogratificazione dell'ego.
Povera mente, sempre in cerca di aderenze...mentre danza l'anima le sue cadenze...
Ecco il triangolo educativo: conoscenza, arte, natura. Nella prima categoria rientrano tutte le scienze, comprese quelle dello spirito. Nella seconda tutte le arti, dall'artigianato alla pittura scultura e soprattutto musica e danza. Nella terza rientra la contemplazione della natura, la meditazione, tutte le attività sportive soprattutto le arti marziali. Si possono paragonare queste categorie della conoscenza a sat(arte)-cit(conoscenza)-ananda(natura). Un'educazione che non comprenda anche solo una di queste macrocategorie sarà gravemente incompleta e povera. Si dovrà scegliere, all'interno di ogni area, almeno due sottoaree che siano confacenti alla natura del ragazzo. Poichè ognuno, nella sua completezza, ha modi di comprensione ed espressione a volte anche molto differenti. Un'educazione (che brutto termine) che non prenda in considerazione le attitudini naturali individuali, è destinata a fallire e a produrre frustrati cittadini di un mondo alieno. Per non parlare delle energie sprecate nell'andare contro-natura.
Quando capiremo la differenza fra bisogno e piacere? Noi facciamo gran parte delle cose o perchè ne abbiamo bisogno o perchè ne traiamo piacere (il che non vuol dire averne bisogno). Nel bisogno comprendo anche il dovere, il rispetto delle regole, i sensi di colpa ecc.
E' nel silenzio della solitudine che germoglia il seme dell'Amore. E' nel mondo che Esso dà i suoi frutti.
Mi sono perso nel Niente. Mi sono ritrovato in Tutto.
Non chiedere sacrifici al tuo amore. Amare è l'opposto del sacrificio. Dove c'è l'uno, non può esserci l'altro. E verrà il giorno in cui presenterai il conto, e nessuno ti ricompenserà. Perchè nessuno ti ha chiesto di sacrificarti, ma solo di amare.
Nessuno può darti niente se non ciò che possiedi già. Così come nessuno può toglierti qualcosa che ti appartiene veramente.
Amato maestro. parli direttamente alla mia anima. La tua voce si conficca come un chiodo direttamente nel legno del mio essere. Crei una risonanza che traduce in modo immediato il mio pensiero. E partecipo della tua saggezza profonda e misteriosa nel solo atto di respirarti.
...svaniscono i giudizi, ciò che sappiamo, crediamo. Sparisce ogni sentire comune ed affiora pura libertà, consapevolezza illimitata. Questo accade nel piano astrale...
...ho sempre creduto che il fatto che a scuola non venga insegnata la vastissima e profondissima filosofia orientale, se non di passaggio, fosse paragonabile all'insegnare soltanto la prima metà dell'alfabeto mentre veniva del tutto tralasciata la seconda. Quante opportunità di conoscenza precluse. Quante potenzialità lasciate morire. Quale impoverimento dello spirito. Pensate a dover parlare usando solo le prime 10 lettere dell'alfabeto. Quanto la vostra possibilità di espressione ne verrebbe ridotta? Facciamo lo stesso con la mente. Perchè la nutriamo di una visione parziale del mondo e le nascondiamo la luce di almeno metà della conoscenza umana.
E' ormai assodato che l'uomo usa soltanto il 5% delle potenzialità del suo cervello. Mi chiedo quanto questo sia un peccato o una fortuna, visto l'uso che fa di quella piccola percentuale!
Tutto sta nel grado di consapevolezza di colui che fa esperienza. Che sia di una religione o di una conoscenza di qualunque tipo.
Come può liberarti qualcuno che è chiuso in prigione assieme a te? Solo chi è totalmente libero può dare agli altri la libertà.
Stare con una persona o in una situazione perchè ne abbiamo bisogno (è ciò che accade quasi sempre), significa che odiamo in profondità quella persona o situazione. Difatti il bisogno ci rende dipendenti, ci rende schiavi, e noi proviamo naturalmente odio per tutto ciò che ci toglie la libertà. Come colui che usa una droga che lo distrugge: continua ugualmente a farne uso perchè ormai ne ha bisogno, ma proverà un odio immenso per quella sostanza, perchè è padrona di lui e lui è prigioniero di essa. Come conseguenza noi cominciamo ad accumulare rancore verso tutto ciò di cui abbiamo bisogno, e questo ci condurrà inevitabilmente all'insoddisfazione, alla rabbia, alla tristezza, alla disperazione. Ma tutto questo non ci basterà. Perchè le persone preferiscono una sofferenza conosciuta ad una felicità nuova. La nostra resistenza al cambiamento non ci farà vedere la causa del nostro tormento e si manifesterà nel corpo come malattia fisica o mentale. La mente farà di tutto per mantenere ciò che sa, ciò che ha. Camufferà in ogni modo e con ogni astuzia il nostro dolore, la nostra rabbia, il nostro rancore e la sua vera causa. In caso contrario sarebbe costretta ad uscire allo scoperto, ad entrare nello spazio della consapevolezza e a dileguarsi, a morire. Avere bisogno di qualcuno, stare con lui perchè senza di lui ci sentiamo perduti, significa usare l'altro, essere opportunisti, sfruttarlo come un oggetto, quindi disprezzarlo come persona. E significa anche aver paura di se stessi. Paura e bisogno vanno a braccetto. Uno nutre l'altro, ed entrambe nutrono la mente, che in questo gioco senza fine ci impedirà di raggiungere la vera libertà, la consapevolezza. La vera libertà consiste nell'avere in se il potere di cambiare ciò che non fa più per noi, in noi stessi e fuori di noi. Il che è la stessa cosa, visto che ciò che ci accade non è che un riflesso di ciò che sentiamo profondamente. In questo consiste la responsabilità di essere se stessi: liberarsi della paura, del bisogno, per essere finalmente capaci di amare davvero. Il processo che porta alla consapevolezza è un lasciare andare, un abbandonare tutto ciò che non siamo noi. Non dobbiamo trovare qualcosa o qualcuno all'esterno. Dobbiamo soltanto smettere di cercare. Chi cerca è la mente, per costruire un'immagine (illusoria) di sè, un ego con cui credersi reale, un'identità. Perchè la mente deve saper rispondere alla domanda:"Chi sei?". Ed essa come un bravo scolaretto, risponderà con un nome , una professione, un sistema di credenze, una filosofia di vita. E così sarà contenta perchè avrà risposto bene. Ma non avrà detto niente. La domanda, in realtà, rimane sospesa, senza risposta. Perchè la mente non può dare nessuna risposta. La risposta sorge dal silenzio della consapevolezza, ma non può tradursi in parole, in pensieri. Semplicemente è. E sappiamo che è così. Non è una convinzione. E' una sottile luce che guida la nostra visione. Qualcosa di molto sottile e potente. L'anima, nella sua semplice purezza, aspetta solo di essere liberata dagli inutili fardelli della mente. Una persona un giorno mi disse che per imparare a volare non servono le ali. Come per conoscere non è necessario viaggiare. Libertà è volare senza ali. Conoscere senza muoversi. E quando la consapevolezza arriva a toccare l'anima, svanisce il bisogno, svanisce la paura. Rimane l'Amore.
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Credo di non essere lontano dal vero riassumendo così il pensiero di molti Maestri.
1 - Dobbiamo raggiungere la consapevolezza (de cui deriva naturalmente l'Amore, la Compassione, ecc...)
2 - Lo strumento per ottenerla è la meditazione
Tutto qui
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Guardatevi allo specchio. Avete davanti voi stessi. Una persona davvero speciale. Non è mai esistito nè mai esisterà qualcuno come voi. Non è un miracolo solo questo? Ed ora, mentre vi guardate, trasferire la vostra coscienza all'immagine, come se questa fosse un altro voi stessi, reale quanto voi. Quindi sorridete con amore e ditevi: "Ti amo e ti accetto completamente così come sei". Ditelo più spesso possibile. Poi ditelo anche agli altri. Sentite che è così. Non c'è bisogno di dirlo con le parole. Tutto cambierà.
Ognuno di noi è un bimbo in cerca di approvazione, di amore. Questo bimbo si arrabbia se non gli viene dato ciò che cerca. Cerchiamo di vedere negli altri dei bimbi disperati in cerca di amore, di comprensione, e facciamo di tutto per darglielo. La loro rabbia è solo frutto di una mancanza. Non sono collegati alla Fonte. Non giudichiamoli, ma diamoli amore, luce. Così come lo diamo a noi stessi. E poi lasciamoli volare. Non possiamo volare per loro. Noi abbiamo le nostre rotte da seguire.
Tutto è necessario, non perchè dovrà essere in un certo modo, ma perchè lo è stato. Così che anche se il mondo fosse totalmente diverso, sarebbe ugualmente lo stesso. In quanto tutto è magicamente se stesso e non può essere diverso da ciò che è.
Chiediamoci silenziosamente: "Se lui mi trattasse come io lo tratto, cosa penserei? Come reagirei?"
Esiste l'egoismo ed esiste l'egoismo allargato, comunemente detto altruismo. Tutto parte ed arriva da noi. E' inevitabile. Le azioni comunemente considerate altruistiche sono solo azioni egoistiche camuffate. Il che non può essere che così, perchè non possiamo fare niente che non sia nostra funzione e che non parta da noi, da una nostra idea o esigenza o desiderio. E che non ritorni in noi in qualche modo (sensazione, idea, sogno, problema). Quindi in realtà tutto quello che facciamo lo facciamo per noi stessi, e questa è la cosa più naturale. Il fatto è che l'egoismo, in senso spirituale, è stato affiancato da false idee religiose ad un egoismo malato per il quale si "pensa" solo a noi stessi, che è tutta un'altra cosa. Questo ha portato a condannare ogni forma di autogratificazione e ha dato vita ai sensi di colpa e a tutti i problemi legati all'autostima. Il vero egoismo, oltre ad essere inevitabile, è anche raccomandabile, in quanto è l'unico modo per arrivare davvero all'altro. Infatti saremo capaci di incontrare gli altri solo se saremo liberi dalle nostre credenze sugli altri e soprattutto dal nostro bisogno degli altri. Staremo allora con gli altri non per soddisfare qualche nostra esigenza (anche la più elevata) ma solo per il piacere di farlo. Perchè saremo consapevoli, al di là di ogni dottrina, che ognuno di noi fa parte di un tutto, e che non esiste separatezza fra gli esseri e che quindi aiutare gli altri necessita prima di tutto l'essere consapevoli di noi stessi, non dimenticarsi della nostra natura o sacrificarsi. Il sacrificio proviene da un'idea, non dal cuore. Tanto più che il sacrificio di noi stessi non è che la porta secondaria da cui entra il peggiore egoismo.
Niente è stato creato che non sia stato prima sognato.
Quando accetti il paradigma per cui niente accade per caso e che sei tu che crei la tua realtà, non rimane più alcuno spazio per il giudizio. Il giudizio nasce dalla non accettazione, ed altro non è che un appiglio a cui aggrapparsi, per soddisfare la nostra eterna ricerca di sicurezze fuori di noi. Il giudizio ci dà un punto certo da cui partire, o almeno l'illusione di averlo. Non ci accorgiamo che giudicare gli altri è un buon modo per disprezzare noi stessi, per toglierci forza. Inoltre, giudicare ci serve a riversare sugli altri le nostre energie 'negative' e, ancora peggio, a nascondere le nostre paure dietro false credenze. Ci serve, in poche parole, a fuggire da noi stessi e dal nostro potere.
Cerchi il mondo e vedi te stesso. Cerchi te stesso, e trovi il mondo.
La distanza che separa sogno e realtà è un nostro pensiero.
Una definizione di amore? Lasciare gli altri liberi. Accettarli per quello che sono e quindi lasciarli liberi. Prima di fare questo, ovviamente, dobbiamo imparare ad essere liberi noi stessi.
Che senso ha cercare l'approvazione dagli altri? Se la cerchiamo così, significa che non approviamo noi stessi. Se cerchiamo qualcosa fuori di noi è semplicemente perchè ne siamo privi. A cosa ci serve sapere che tutto il mondo ci approva e ci considera in un certo modo, se non ci approviamo noi stessi, se non viviamo ciò che siamo davvero? Nessuna cosa che può essere trovata fuori di noi può avere una qualche utilità, un qualche significato, se non il fatto di renderci coscienti che ciò che stiamo cercando è proprio dentro di noi? E quando abbiamo trovato questo dentro di noi, a cosa ci serve cercarlo fuori? La differenza è sempre fra bisogno e piacere. A tutti fa piacere essere approvati, apprezzati, ma questo non significa averne bisogno per costruire un'idea di noi stessi.
Come è semplice accogliere le critiche e le accuse degli altri. Se sono vere, è sufficiente fare qualcosa per migliorarci. Se non sono vere, come è bello scoprirsi migliori. Se non avessimo così paura delle opinioni e dei giudizi altrui sarebbe molto più semplice vivere. Il fatto che invece siamo così infastiditi e difesi è dato dal fatto che l'immagine di noi stessi si basa principalmente, se non totalmente, sull'opinione altrui. Tutto il nostro ego, il nostro mondo, è basato sugli altri. Il giudizio degli altri diventa importante, ci fa paura, perché fa vacillare la nostra costruzione, che si rivela effimera, inconsistente, proprio perché fondata fuori di noi e soggetta a continui mutamenti. Viviamo negli altri e dimentichiamo noi stessi. Osho dice "bisogna essere NEL mondo, ma non DEL mondo"
Oh mio Dio...come è bello NON aver ragione!!!
Puoi sempre trovare una mano amica...E' attaccata al tuo braccio.
Nel silenzio ascolto il vento. Lunghe giornate di pace. Tranquillità. Ascolto Mozart. Leggo. Ogni tanto mi affaccio e vedo che è cambiata la luce. Ma tutto il resto...resta silenziosamente immobile...Non sono sempre uguali le sempre mutevoli nuvole? Il vento tossisce alle finestre. E mi riempie con tramonti ed albe. Di quell'infinito nulla di stelle assenti. Il dialogo si acquieta. Le domande diventano nebulose informi. L'intero corpo fiorisce. Qualcuno mi ha chiesto: "Ma non rischi di alienarti dal mondo?". Io gli ho risposto:"Quale mondo?"
Se non sai cosa accadrà...quale sarà il risultato di quello che stai facendo...forse stai per fare una grande cosa. Se ciò che fai non ti da alcuna certezza, forse stai scoprendo una nuova via. Se in ciò che fai cerchi soltanto sicurezza e sei certo di non fallire, allora lascia perdere. Stai solo inseguendo le tue paure, non il tuo cuore. Perchè la vita è scoperta continua. Sogno. Avventura. Gioco.
L'uomo è un animale emozionale, nel senso che ciò che desidera e che cerca è sempre in relazione al tipo di emozione che vuole sentire. L'emozione è ciò che dà energia fattuale ai sogni, ai desideri, e permette quindi di realizzarli.
Se piantiamo un seme nella terra, sappiamo che il sole scalderà, che la pioggia cadrà, e lasciamo che la Legge di natura faccia il resto e ci porti i risultati attesi. Allo stesso modo, il tuo desiderio è il seme, la tua immaginazione il sole, e la tua fiducia, priva di ansia, è la pioggia e la coltura necessari a portarti sicuri risultati. L'immaginazione, inoltre, ha sempre la meglio sulla volontà. Per cui se sono in conflitto, vivremo ciò che abbiamo immaginato, non quello che vogliamo. Se immaginazione e volontà sono in accordo reciproco, la loro potenza ne esce moltiplicata.
Non è necessario tanto 'risolvere' quanto 'riconoscere' un problema per vederlo svanire. Spesso consideriamo problemi solo situazioni di cui non conosciamo la causa, i presupposti, l'origine. Spesso giudichiamo persone e situazioni in modo negativo solo perchè non le abbiamo inserite nel contesto a loro proprio. Il fatto è che è molto più facile giudicare qualcuno piuttosto che riconoscere i motivi che lo hanno portato ad essere in un certo modo, e quindi perdonarlo. Ma il riconoscimento ci esonera anche dalla fatica di dover perdonare, perchè non avremo nessuno da perdonare, mentre avremo molto da capire. Giudicare è una perdita di tempo per persone arroganti ed insicure. In quanto ricercatori dell'essenza, è meglio dedicarci a passatempi più costruttivi. Tanto più che, se esiste un modo per cambiare il mondo e noi stessi, esso non passa certamente dal nostro giudizio degli altri.
Secondo movimento del concerto per pf e orchestra n.5 op.73 di Beethoven. La verità è sempre semplice, come la bellezza.
Una cosa non è abbastanza seria se non puoi riderci sopra.
L'unica prigione che può separarci dal mondo e da noi stessi è quella che costruiamo con le nostre mani.
Noi ricerchiamo sempre una qualche forma di piacere. Una sensazione di piacere. Nelle situazioni che sembrano contraddire questo, stiamo solo rimandando il piacere. Possiamo provare dolore e dispiacere in vista di un piacere più grande. Ma il fine rimane lo stesso.
Sono abbastanza grande da poter accogliere in me tutta la vita? Se non lo sono, lo voglio diventare. Ho abbastanza spazio in me da contenere tutto me stesso? Certamente lo troverò in me. Tutto ciò che esiste, si manifesta prima come immaginazione, poi come volontà inconscia, come idea, poi come materia. Siamo noi che diamo forma a quello che esiste, anche se è sempre esistito.
Tuffati nel mistero...assapora la follia...o non potrai dire di aver vissuto...
Noi attiriamo nella nostra vita non cosa vogliamo, ma cosa immaginiamo...in pratica ciò che abbiamo è ciò che profondamente siamo...
La vita non è un problema da risolvere, ma un mistero di cui fare esperienza.(Frank Herbert)
La mente può scoprire soltanto quello che sa già. Se vuole andare oltre se stessa deve attingere ad una conoscenza superiore, all'immaginazione, all'intuizione. Scopo della mente è allora guidarci nella direzione giusta attraverso la volontà di conoscere livelli di energia più elevati. La mente, infatti, altro non è che energia e quando diciamo "pensare col cuore" in realtà indichiamo un tipo di pensiero che esiste a frequenze più elevate. Come esistono universi energetici diversi, ed esistono tutti contemporaneamente, e come è possibile passare da un livello all'altro sintonizzandoci sulla giusta frequenza, così la mente può attingere a conoscenze superiori.
Meditazione è essere oltre il tempo e lo spazio. Se elimini lo spazio elimini il tempo, e viceversa, perchè sono la stessa cosa. Meditare significa andare oltre la mente, oltre il meditare stesso e colui che medita. Significa Essere pura coscienza di quello che è, senza forma e senza nome.
Non solo non abbiamo bisogno di nessuno ma, in realtà, nessuno può veramente aiutarci. Solo liberandoci dal bisogno degli altri possiamo sperimentare la forza e l'amore reali. Solo abbandonando le nostre "stampelle emotive" potremo dare amore e forza agli altri.
...potrei essere come la rana nel pozzo...o come il pittore che scomparve nel proprio dipinto...potrei limitarmi a quello che posso conoscere (è il culmine!) oppure esplorare i regni dell'ignoto...potrei mantenermi aggrappato alle rive...o tuffarmi nel vasto oceano...sta a me la scelta...io sono l'unico essere in questo mondo che ha la facoltà di decidere cosa fare di me stesso...se accetto questa responsabilità, accetto la libertà...se ho il coraggio di essere libero, posso scomparire nel dipinto della mia vita...lasciare la riva....esplorare gli abissi dell'anima...
Ascolto Ockeghem (Mort tu as navre, Quant de vouse... ). Guardo le stelle nel mio cielo. Come tutto appare piano, splendente, incredibilmente interconnesso. Come quando gettando un ciocco sul fuoco sfavillante si liberano miriadi di scintille danzanti, così la mia anima vola fra immensità che solo oso immaginare. E nasce e muore in epoche lontane, fra mura solide e rive scoscese. Fra mari ignoti e solitarie radure. E viene portata lontano da melodie celesti che orecchio umano non può udire. Fra sanguinarie belve e celesti armonie si libra tutta la vita mia. Come d'un tratto improvviso, è quella la fonte che brami. Oltre non so cercare, per ora. Perchè se troppo spingi l'anima, oltre quello che può sentire, rischi di perderti. E se è bello lasciarsi annullare dal Tutto, a volte tanto cara è questa luce del camino. Lasciarsi cullare dalla sua vaga certezza. Ma dov'è la differenza? Dove nasce e muore la differenza di tutto se non nel nostro sentire profondo? La risposta è proprio in un brillare lontano. In un mondo eternamente irraggiungibile. Poichè il segreto della vita non è che il silenzio delle stelle. E l'amore ne è il mistero.
Ovunque tu sia. qualunque cosa tu stia vivendo, 'bella' o 'brutta'. Fermati. E dici: "Io ho voluto tutto questo. Perchè? Come?". Se durante il cammino inciampi in una pietra, chiediti "Cosa devo capire? Qual'è il messaggio?". Niente accade per caso. Tutto quello che ci circonda è il frutto di quello che siamo. E' la materializzazione sul piano fisico dei nostri pensieri e dei nostri più segreti desideri. Se vuoi un mondo felice, sii felice. Se vuoi un mondo in pace, sii la pace. Soprattutto non scappare davanti a te stesso. Sei l'unica persona che ha il potere di pensare all'interno della tua mente. E questo è il tuo dono più prezioso. Perchè ti dà la responsabilità di un potere illimitato.
L'uomo è un cacciatore di emozioni, di sensazioni. Più precisamente, è sempre alla ricerca di sensazioni positive, che lo facciano stare bene. Ogni sua azione è orientata a ricevere piacere, sotto una qualsiasi forma. E quando ci arrabbiamo con qualcuno è perchè non abbiamo ricevuto la sensazione che volevamo. Il problema è che questa perenne ricerca è più rivolta all'esterno, pretendiamo che le altre persone, o le circostanze della vita, ci forniscano la nostra dose di piacere. Se nessuno sembra darci l'agognato elisir, ci rivolgiamo alle "droghe", qualsiasi forma esse possano assumere. Ogni nostro problema nasce dall'aspettativa verso qualcuno o qualcosa. Ci aspettiamo di ricevere qualcosa, e siamo pronti ad uccidere se non ci viene dato. Quanto sarebbe più saggio bere dalla propria fonte! Se potessimo liberarci da questa dipendenza, potremmo finalmente dare qualcosa di sostanziale anche agli altri. Potremmo agire senza pretese di essere a nostra volta gratificati, poichè la nostra stessa azione sarebbe la nostra gratificazione. Tutto sta nel riscoprire e nel coltivare quella meravigliosa fonte che è in noi, per liberarci dalla necessità di pretendere sempre qualcosa dal mondo. Tanto più che il mondo ci nutre con quello che noi siamo. Se non siamo amore, non possiamo ricevere amore. Non perchè qualcuno vuole punirci, ma semplicemente perchè siamo sintonizzati sulla frequenza sbagliata. Se pretendiamo amore, non siamo sulla frequenza del "ricevere", ma del "pretendere". Osservati. Non sei forse sempre alla ricerca di qualcosa o di qualcuno che ti faccia provare una sensazione di piacere? Guarda cosa fai. Come lo sfai. Alla fine non fai tutto in funzione del tuo piacere? Anche quando ci procuriamo, direttamente o meno, sensazioni che reputiamo negative, lo facciamo in funzione di un piacere che verrà. Anche la sofferenza può essere piacevole. E quante persone possiamo vedere che si crogiolano nel proprio dolore? E che magari dicono anche che vorrebbero stare meglio? Non è vero. Per loro provare dolore è una forma di piacere. Altrimenti se ne tirerebbero fuori. E così gli attaccamenti, le dipendenze psicologiche e fisiche. Noi pensiamo di non volere tutto questo, quando in realtà, se lo abbiamo, è perchè lo vogliamo, a livello più o meno inconscio. Perchè quel dolore, quella sofferenza, quell'attaccamento, è una prigione che ci fa sentire sicuri, al riparo dall'ignoto. Ecco la sensazione che ricercavamo: la sicurezza. E' lei la causa dei nostri mali. E' per lei che sacrifichiamo la nostra vita. Finchè pensiamo in termini di "sicurezza" non possiamo tuffarci nella vita. Il dolore ci dà sicurezza. Perchè cambiare? Per trovare cosa? La saggezza popolare ci dice "Chi lascia la strada vecchia per la nuova...."...e meno male si chiama saggezza! Il mio detto è "chi sa cosa trova, ha già lasciato la vita". Ma il proverbio che mi piace di più è "sasso che rotola non fa presa". Accidenti che profondità. Come se il fare presa, essere immobili, fosse un obiettivo in sè degno di attenzione. Ma io penso che, al contrario "sasso che fa presa non rotola". La vita è un rotolamento continuo, e l'unica presa che dobbiamo avere è nella consapevolezza di quello che siamo. Tutto il resto è mera illusione. L'unica certezza è la nostra fonte interiore di amore. Il nostro scopo è scoprire quella fonte, togliere le erbacce che non la fanno zampillare. Tutto qui. Finchè ci aggrappiamo alle nostre certezze, finchè cerchiamo fuori di noi i motivi della nostra sofferenza e le gratificazioni, non potremo che rimanere delusi. Non potremo che continuare a scappare, scappare da noi stessi e dagli altri. Finchè non riconosciamo in noi l'unica vera fonte di piacere e dolore, daremo agli altri le colpe della nostra sofferenza. Caricheremo le spalle degli altri di responsabilità che sono soltanto nostre. E non ci troveremo mai. L'uomo è un cacciatore di sensazioni anche da un altro punto di vista. Cioè è sempre pronto ad uccidere tutte quelle sensazioni che non rispondono ai criteri di "giusto-sbagliato", "vero-falso", ecc...Inutile dire, ma lo dico lo stesso, che le sensazioni non sono ne buone ne cattive. Il giudizio che gli appiccichiamo sopra è solo un qualcosa di imposto dall'esterno, una forzatura, una falsità voluta da condizionamenti esterni. Le sensazioni semplicemente "esistono". E in questo sta la loro "divinità". Esistono. Sono segnali. Sono cartelli stradali che ci dicono: "Questa strada è la tua strada", oppure "cambia direzione". Ma in sè le sensazioni non sono giuste o sbagliate. Quando trovate un cartello stradale forse pensate che è ingiusto? E' solo un'indicazione. Giusto e sbagliato sono categorie applicabili alla mente, non al corpo, quindi alle azioni che conseguono alle nostre sensazioni. Le sensazioni non possono essere scelte. Le azioni si. La nostra libertà, in fondo, si limita alla scelta di cosa fare di ciò che ci fanno gli altri, di cosa ci fa il mondo attraverso le sensazioni. I pensieri arrivano dopo. Prima ci sono le sensazioni. E noi viviamo, veniamo mossi dalle sensazioni. E' un'illusione credere di essere comandati dalla ragione. Se siamo estremamente razionali, è perchè questo ci fa "sentire" sicuri, ci dà una sensazione buona. Dobbiamo sempre andare alla ricerca delle sensazioni che stanno dietro i nostri comportamenti. Dobbiamo sempre cercare di capire quale sensazione stiamo cercando attraverso le nostre azioni. Per esempio, una persona che è in cerca di un compagno cosa cerca in realtà? Una persona che brama ricchezze, cosa cerca in realtà? Qual'è il bisogno vero dietro la nostra ricerca? Il bisogno vero è quello di stare bene. Tutto qui. L'uomo è orientato al piacere. E per questo non ci facciamo troppi scrupoli a sfruttare gli altri. Qualsiasi nostra ricerca, da ultimo, è una ricerca di una sensazione. Basterebbe fermarsi e chiedersi cosa vogliamo davvero, per evitare tante sofferenze, tante bugie, tanti sciocchi stratagemmi, tanti modi di ingannarci ed ingannare gli altri. Ed eviteremmo anche tanto spreco di tempo ed energie alla ricerca di cose che non potranno mai darci la felicità. ...Così come dobbiamo essere coscienti delle vere cause che ci muovono, dovremmo essere coscienti del fatto che una sensazione può essere più o meno adeguata a ciò che ci aspettiamo che sia. Il pericolo sta nella repressione. Infatti una sensazione non può essere repressa, poichè si installerà nel nostro corpo, in attesa di affiorare con maggiore forza. Le sensazioni che noi riteniamo inadeguate non vanno represse, ma comprese, accettate. Dobbiamo prenderne coscienza senza giudicare, senza pretendere di essere cosa non siamo. Il male nasce dalla mancanza di consapevolezza. Perchè quando siamo consapevoli, le sensazioni che non fanno per noi, invece di farci paura e quindi di essere messe nella soffitta dell'inconscio pronte ad esplodere in qualche forma di rancore (malattia, rabbia, ecc...), semplicemente si dissolvono e lasciano il posto al Vuoto, cioè a noi stessi. Quando affiora una sensazione sgradevole basta dire "Ecco. Cosa c'è che non va? Cosa devo capire?" Ed accogliere questa sensazione nel nostro cuore. Il nostro cuore è un potente trasformatore di sensazioni. Lasciamo che tutto si depositi. Senza giudicare. Il fatto di avere una sensazione sgradevole non dice niente su quello che siamo. Un cartello stradale di pericolo non dice niente sulla bellezza della strada. Anzi. Di solito sono proprio le strade panoramiche di montagna, le più belle, ad avere la maggior quantità di cartelli di pericolo. Il cartello dice solo. "Stai attento. Sii presente a te stesso. Ma continua ad andare. Goditi il panorama!"...La ricerca delle sensazioni positive riguarda anche e soprattutto i rapporti di coppia, dove è facile cadere nella trappola del ricatto, del senso di colpa. Spesso pretendiamo che l'altro soddisfi i nostri bisogni, perchè questo ci fa sentire bene, a discapito del benessere altrui. Poichè siamo incapaci di autoalimentarci, costringiamo l'altro ad essere diverso da se stesso, in modo che la nostra fame di sensazioni positive si alimenti della paura e dell'energia dell'altro. Questo meccanismo può manifestarsi in mille modi. Ad esempio quando diciamo ad una persona "ho bisogno di te", "senza di te io...". Questa consegna di potere all'altra persona, sotto forma di ricatto morale o di falso amore, in realtà è un togliere energia a noi stessi e, soprattutto, all'altro. In realtà è uno sfruttamento, un uso a proprio vantaggio delle paure e dei limiti dell'altro. Ma dove può portarci questo? Attenzione: non voglio dire che non bisogna considerare le emozioni delle altre persone. Ma analizzare quello che c'è sotto è obbligatorio. Ognuno di noi è responsabile di quello che pensa e di come agisce. Non esistono azioni incontrollabili. Tutto quello che accade ha un significato più profondo di quello che sembra. Ed è quello che noi abbiamo voluto. Se, ad esempio, dico ad un'altra persona "non mi lasciare, ho bisogno di te!", diciamo semplicemente "Ti uso come un oggetto che mi soddisfa, che mi da sensazioni positive(passaggio di energia). Non mi interessa quello che senti te. Tu hai la responsabilità della mia felicità (passaggio di potere), quindi se ci tieni a me non puoi lasciarmi!(ricatto emotivo)". E dire che quando qualcuno ci dice "ho bisogno di te" confondiamo questo per vero amore. L'amore, semmai, è dire "Sono felice di stare con te. Amo stare con te.". Cosa c'entra il bisogno? L'unico reale bisogno che abbiamo è quello di trovare noi stessi. Di vedere ed ammirare noi stessi così da poter veramente vedere ed ammirare gli altri. Allora il segreto è contattare la nostra parte più profonda, viscerale. Sentire cosa ci rende vivi. Vedere quale sensazione cerchiamo e perchè. Ed avere il coraggio di seguirla. Questa è la nostra più grande responsabilità, da cui derivano tutte le altre. Questo è ciò che da sempre ci chiede la vita. "Conosci te stesso". In questo cammino abbiamo bisogno soltanto di noi stessi. Del silenzio. Della paura. Della solitudine. Abbiamo bisogno di fermarci. Battere la testa sul muro. Rompere i gusci della falsità. In realtà ognuno di noi sa benissimo cosa vuole. Solo non vuole vederlo e, se lo vede, fa di tutto per fuggire. La paura di Esserci in quanto potenza pura ed illimitata, è il freno più grande verso la realizzazione di sè. La scoperta delle distese interiori non è per le persone paurose. Non è per chi ama sentirsi sicuro. Non è per chi non ama il rischio. Tanto più che siamo già tutto ciò che disperatamente cerchiamo di diventare. Siamo già luce, amore, abbondanza, prosperità. Siamo già esseri completi. Non dimentichiamocelo mai. Siamo già quello che vogliamo essere. Dobbiamo solo togliere il velo di Maya. L'illusione più grande al mondo è quella di non credere di essere già perfetti. Dobbiamo solo prenderne atto e seguire quello che il cuore ci dice, abbandonando tutti i fardelli di una visione distorta della realtà. Un giorno un mio amico mi disse che solo uccidendo se stessi si può scoprire se stessi. In altre parole, solo eliminando tutto ciò che non siamo possiamo scoprire chi siamo. Come fare ad eliminare ciò che non siamo? Come fare a purificare l'acqua sporca dentro un secchio? Semplice: basta gettarci acqua pulita. Più forte sarà il getto, prima l'acqua del secchio sarà limpida. La sorgente di questa acqua è dentro di noi. Non cerchiamola negli altri. Facciamo che l'amore non sia l'incontro di due secchi pieni di acqua sporca, ma l'unione di due sorgenti zampillanti e fresche. E che insieme vadano all'oceano.
Fermati. Guarda dentro. Sempre di più. Se hai paura, sensi di colpa, voglia di scappare è perchè pensi di essere stato abbandonato. O forse che hai abbandonato qualcuno. Se ti senti solo, perchè chi amavi ti ha lasciato, sei in preda alla disperazione. Fermati. Osservati. E fatti questa domanda: "Chi mi ha abbandonato veramente? Chi sto cercando veramente? Cosa cercavo veramente nell'altro?". Tu cercavi te stesso, perchè ti sei perso molto, molto tempo fa. Allora stai semplicemente fermo. Non fare niente. Immergiti nel vuoto. Troverai la luce, la pace e la sicurezza che hai sempre cercato. Sono lì da sempre. Non dimenticartene. Sei meraviglioso ed infinitamente potente. Osservati. Tutto quello di cui hai bisogno è lì. Non importa cercarlo. Fai che il vuoto ti schianti. E' lì la luce che ti culla, ti ama, ti sostiene sempre e ovunque. Ti sei abbandonato molto tempo fa, ed è inutile che cerchi in altri te stesso. Puoi trovarti solo nel punto esatto in cui sei. E puoi farlo perchè in te c'è un mondo meraviglioso che ti aspetta. Ti aspetta a braccia aperte da molte ere. Ed ora hai l'occasione di scoprirlo. Di tuffarti in esso. TAT TVAM ASI - QUELLO SEI TU.
Il modo più sicuro di tornare indietro è restare fermi.
Ci identifichiamo con tutto quello che abbiamo: il corpo, il compagno, il nostro stile di vita, le nostre convinzioni, il carattere, le sensazioni, ecc. La mente costruisce la propria identità identificandosi proprio con quello che facciamo (lavoro, famiglia, interessi, ecc.) ed è per questo che si attacca alle cose e si oppone al cambiamento. Perchè lasciando i propri attaccamenti è come se scomparisse, si annientasse. La nostra identità è fatta da tutto ciò che crediamo di essere e di avere. Ma a cosa ci riferiamo realmente quando diciamo "Io sono"? La mente ci tiene legati a ciò che non esiste pur di rimanere in vita. Ma così facendo ci impedisce di vedere chi siamo veramente. Già. Chi siamo veramente. E' semplice: siamo colui che osserva. Non tutto ciò che abbiamo, pensiamo o facciamo. Noi siamo colui che osserva tutto questo. Che è in tutto questo ma al tempo stesso è infinitamente lontano, distaccato. Colui che osserva va oltre la mente. E' pura esperienza, senza giudizio. E' pura consapevolezza, senza distinzione. E' ciò per cui tutto quello che facciamo sentiamo ha un senso, un valore.
Gli unici posti sicuri sono le prigioni. Solo che ti tolgono la libertà. Ogni fortezza costruita per proteggerci è una prigione che ci rende schiavi. Dove dobbiamo cercare allora la sicurezza? Semplicemente nel fatto di esserci. In noi stessi. In tutto quello che siamo. Pura consapevolezza. L'unica via per la libertà è quella della consapevolezza.
Siam fatti per essere noi stessi. Nè più nè meno. Chè, se anche fossimo destinati ad essere qualcun altro e ad avere tutt'altro percorso, ugualmente noi stessi dovremmo essere.
Se qualcuno vi giudica, vi disprezza, è pieno di malattie, è insoddisfatto, chiedetegli: "Di cosa hai paura?". Poichè la paura è la fonte di ogni sofferenza.
Non vi è pensiero più sublime. In essa vive il mistero. Tutto è vibrazione, trasformazione continua. Tutto è musica. Ogni cosa è estensione di un suono universale che si manifesta. L'esistenza intera è fatta per assaggiare una goccia di quella sublime essenza.
La generosità è direttamente proporzionale alla saggezza.
Dici "siamo fatti di passato". Ma sei sicuro che sia proprio così? Passato e futuro sono solo brandelli di immaginazione. Sono 'mente'. Ricordi e speranze sono esattamente ciò che non siamo. Mentre con tutte le nostre forze dovremmo cercare chi siamo.
Tutti dicono di amare la sincerità, la generosità, la giustizia. Ma quanti sono veramente sinceri, generosi, giusti?
Mi hai detto "Non lasciarmi mai". Io ho inteso "Lasciami sempre"
Tre mie precedenti vite: ballerina in India, leone, mistico Sufi.
Voi non cercate Dio ma la vostra idea di Dio. Voi non cercate la Verità ma la vostra idea sulla Verità. Dio non può essere cercato ma solo trovato. E poiché Dio non è mai una parte in qualcosa ma è tutto in tutto, ovunque è possibile trovarlo. Non cercatelo ma siate pronti ad accoglierlo, siate vuoti di tutto ciò che ci separa da Lui. Quando lo avrete trovato saprete che è sempre stato in noi, dove non lo avete mai cercato.
Ma se volete sapere cosa è Dio guardatevi attorno. Non c’è bisogno di guardare il sole per capire cosa è la luce.
Se poi volete la Luce. Fermatevi. E’ già in voi. Altrimenti non potreste illuminare il mondo.
Lo stesso facciamo con le persone e le situazioni. Vogliamo solo confermare i nostri schemi, non conoscere e capire veramente.
Non devi preoccuparti di convincere gli altri delle tue idee quanto di essere un esempio vivente e lasciare gli altri liberi di seguirlo o meno. Accettare che gli altri siano come sono è il presupposto e la conseguenza dell’assenza di giudizio e dell’accettazione di se stessi.
L’unico tempo che esiste è quello in cui siamo consapevoli, anche se nella consapevolezza esiste solo l’attimo senza tempo.
E’ inutile e frustrante volere o addirittura pretendere che gli altri ci diano le cose che non sappiamo darci da soli.
La conoscenza è limitata a ciò che conosce. La consapevolezza non ha limiti.
Perché un diario di vita possa cominciare deve essere già finito!
Più le cose sono profonde meno sono le possibilità per arrivarci. A livello superficiale ci sono molte vie per arrivare allo stesso fine.
Il mare dove immergi gli occhi è profondo del dolore e dell’attesa. La montagna che tu indichi svetta per la passione e l’amore. Non cercarmi in ciò che permane e neanche nel mutamento delle cose. Perché mi vede solo chi è morto alla vita e non mi ha mai cercato. Se non ami sempre, non hai mai amato.
Se vuoi conoscere l'orizzonte...fermati.
E Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianza, e gli disse. Vai e uccidi tutto quello che si muove, nutriti pure dei cadaveri dei tuoi fratelli animali, fai di loro cosa vuoi. Uccidi pure gli altri uomini cosi che quando sarai finalmente solo potrai finalmente distruggere il pianeta in cui vivi.
L'unica spiegazione al fatto che l'uomo stia applicando così alla lettera l'insegnamento divino è probabilmente da ricercarsi nel fatto che Dio stesso, una volta accortosi di aver commesso un imperdonabile errore, abbia fornito l'animale umano di un potente istinto di autodistruzione. In effetti l'uomo è l'unico parassita conosciuto a distruggere l'ambiente stesso in cui vive, definendosi per questo intelligente.